Useful Links  Site Map  Greek
Search
General Information
Library Catalogs
List of Works
Greek Music Archive
Educational & Research Programs
Contacting the Library
News
Digital Library
Notebook (articles)
Persons - Works
Greek Music
Library's Collections
Bibliographies - Discographies
Ethnomusicology
Other Arts

Listen
 
You are here: HomePage| Notebook| Greek Music|
Mikis Theodorakis: un’ Elektra contemporanea

A distanza di 85 anni quando fu rappresentata a Dresda l’ Elektra di Richard Strauss1 , Mikis Theodorakis ho osato, con non poca audacia, confrontarsi con il testo sofocleo, nella revisione di Spyros Evangelatos, componendo una nuova ‘tragedia lirica’ in omaggio a Giacomo Puccini ; non è casuale che lo stesso Puccini denomimò Manon Lescaut, Edgar, Turandot, drammi lirici e non opere.

Il compositore greco, che non si era mai cimentato in questo genere di musica fino al 1984 quando compose Kostas Kariotakes , ha dichiarato che questo suo riservo durato così a lungo, era dovuto ad una deformazione professionale formatasi durante gli anni di studio al Conservatorio di musica Athinon . Lì fece tesoro dell’ idea di musica Assoluta del romanticismo tedesco come  forma musicale per eccellenza, che considerava quasi ridicolo il concetto italiano di melodia (Robert Schumann lo definiva ‘grido di battaglia dei dilettanti’).

Dagli inizi del 1992 al al 30 novembre 1993 - come si legge nell’ ultima pagina del manoscritto autografo custodito presso la Grande Biblioteca di Musica di Atene ‘Lilian Voudouri’ - Theodorakis si è dedicato alla composizione di Elektra. Il lavoro è stato rappresentato per la prima volta il 2 Maggio 1995 a Lussemburgo, l’ allora capitale culturale europea , presso il Théâtre Municipal con enorme successo di critica e di pubblico, basti qui ricordare che le sei serate in programma registrarono il tutto esaurito. Nella stagione musicale 1995-96 è stato eseguito in tournée in Polonia, dove tra l’ altro è stato anche registrato con la collaborazione del Canal Plus polacco per la televisione, e trasmesso nell’ aprile del 1996. In Grecia, l’opera è stata messa in scena per la prima volta ad Atene presso il Teatro di Erode Attico il 31 luglio ed il 1 agosto 1996, durante la stagione del Festival Athinon; in Germania, presso il teatro di Heilbronn, sono state ben 12 le repliche eseguite dal 22 ottobre al 2 novembre 1996, riscuotendo anche lì enorme successo.

Per la seconda volta nella sua terra d’ origine, si potrà avere l’ occasione di riascoltare Electra al Megaron Mousikes The Athens Concert Hall il 13 e 15 Novembre prossimo, ma con una novità rispetto alle precedenti esecuzioni: sarà , infatti, in forma concertante e non scenica, forma questa che Theodoarkis ha dichiarato preferire in quanto l’ attenzione dell’ ascoltatore è completamente rivolta al linguaggio sonoro, permettendo così di gustare fin’anche il più irrilevante particolare musicale. L’ immersione nel solo mondo acustico facilita il godimento di quella melodia ininterrotta, di quella canzone continua considerata dal compositore come la forma più naturale della musica, struttura portante dell’ intero lavoro.

Etimologicamente, nella lingua greca, il termine ‘canzone’ (tragoudi) deriva dal termine ‘Tragedia’ (tragodia), e il dramma lirico di Theodorakis vuole essere proprio un dramma del e per il popolo, che viene espresso attraverso quella funzione di commentare le vicende che spetta alla canzone, come spettava al coro nell’ antichità.

Nel pieno rispetto del testo di Sofocle, - non è probabilmente casuale l’ aver scelto l’Elektra di questo tragediografo anziché quella euripidea, se si valuta la tensione drammatica all’ interno però di uno stile armonioso così presente in tutte le sue tragedie - il compositore greco, rifugiatosi nella propria tradizione, sembra persegua l’ intento di far comprendere all’ ascoltatore il legame diacronico con il dramma antico mai interrottosi, la sua portata tragica così attuale.La catarsi avviene solo attraverso il dolore, attraverso le continue prove che Theodorakis riesce a ‘plasmare’ come un vero scultore nei personaggi , rendedoli ancora piu’ convincenti , dandogli un’ altra possibilità espressiva oltre la rappresentazione teatrale, con la sua musica.

Il lavoro è costituito da due atti e 23 scene : un flusso costante di melodie, dove l’ una con l’ altra si intrecciano le linee melodiche, senza soluzione di continuità , ci accompagna per le circa 2 ore di musica. La tensione continua si legge nelle parti vocali, come anche in quelle orchestrali; ogni ruolo è portato al suo estremo, i contorni psicologici e la loro identità sono resi con chiarezza ed estrema precisione, cosa che viene rafforzata anche dall’ orchestra con l’ uso di frequenti scambi di motivi musicali tra le voci e gli strumenti.

L’ apertura dal ritmo ieratico con il motivo del tutore che viene introdotto dai  violoncelli e contrabassi ci inizia alla sacralità e drammaticità dell' opera.

Nella seconda scena una leggiadria iniziale che suggeriscono i Flauti - si va lentamente smorzando, mutando repentinamente l’ atmosfera con la voce di Elettra - interpretata da un mezzo soprano drammatico che si addice perfettamente alla cupezza del ruolo.

Il coro femminile nella terza scena conforta Elettra con un maniatiko moiroloi2, ma è la quinta scena che contiene la chiave di lettura dell’ intera opera: quando cioè la sorella Chrisothemis annuncia il sogno premonitore di Clitemnestra ed Elettra intuisce i segni degli dei, aquistando coraggio. La musica, di questo episodio, carica di accenti, dove tutto ha una funzione martellante , percussiva, è la stessa che concluderà il primo atto, e la fine dell’ opera, ritorna cioè nei momenti clou del lavoro, come a sottolineare sia la "giustezza" che l’ "obbligatorietà " del matricidio.

L’ inizio del secondo atto ripropone alcuni temi presenti nella seconda scena del primo, ma questa volta con un ampliamento sonoro di notevoli dimensioni.

Il riconoscimento di Oreste avviene nella tredicesima scena, quando la dinamica dell’ orchestra si muove in un pianissimo, mentre le voci di Oreste ed Elettra retrocedono, come se non volessero interrompere quella serenità del momento.μονόλογος όμως του Ορέστη.

Il monologo di Oreste nella scena successiva ci riporta ex abrupto alla realtà , cioè all’inizio della fine, laddove comincia il ‘galoppo della morte’. La diciannovesima scena introduce al momento più drammatico di tutta la composizione: un frenetico suono orchestrale marcato, molto secco e fortissimo cessa solo nel momento in cui si manifesta la morte di Clitemnestra. Il coro commenta all’ unisono ‘Sorte anche questa che ti distrugge’, mentre i timpani non smettono di battere, annunciando che un’ altra morte è prossima; nell’ ultima scena, infatti, viene ucciso Egisto e il coro conclude con un’ apostrofe enigmatica   ‘Seme di Atreo, molte le tue passioni, ti sei redento adesso con una nuova forza, e ti sei incamminato, libero’, mentre l’ orchestra risuona la musica della fine del primo atto, quando ancora il dramma doveva accadere,  come a suggerire che la tragedia non potrà mai avere fine.

Gabriella Spanò

1 I lavori Leben des Orest di Ernst Krenek, l’ Oresteia di Iannis Xenakis e il Pylades di Iorgos Kouroupos possono confrontarsi con l’ Elektra di Theodorakis solo per quanto riguarda la scelta del soggetto, ma non riguardo la forma e il carattere.
2 Lamento funebre che abitualmente viene eseguito dalle prefiche, specialmente nella zona di Mani, nel Peloponneso.

   
Print Back to the top